sabato 29 marzo 2014

Consigli per gli acquisti #5


Di recente ho avuto molto tempo da dedicare all’esternazione del mio io più profondo. Praticamente tutti i giorni ho intrattenuto una conversazione con qualche tecnico della Telecom che, con finta gentilezza, s’è dichiarato al mio servizio per ripristinare la connessione internet ballerina. In quaranta giorni, quindi, sono passata attraverso tutte le sfumature della speranza, pazienza, condivisione, sopportazione, irritazione, rabbia, furia. Poiché, puntualmente, le telefonate Telecom arrivano all’ora di pranzo o cena con domande più o meno imbarazzanti (“Signora, qual è il problema? Avete testato il modem? Avete cambiato i filtri? Avete staccato la testa a vostro marito? Adesso siete connessa? Navigate? Io vi vedo allineata …”), il computer è rimasto acceso per giorni interi in perfetta immobilità e, quindi, ho avuto modo di dedicarmi alla visione di alcuni film che sostavano in doppia fila su un pc ormai stracolmo da troppo tempo.
(Piccola postilla: non credete MAI a ciò che sostengono questi operatori. Vi raggireranno in tutti i modi più subdoli per convincervi a non disdire il contratto, vi prometteranno di interessarsi al vostro caso, di monitorare la vostra linea per 48 h – io dopo questo tempo trovavo le segnalazioni effettuate, chiuse per avvenuta riparazione. Informatevi, non accontentatevi, lottate. Dopo raggiri vari, minacce, coercizioni sono approdata qui e ho visto la luce. E ora Telecom vedrà il buio. Tutto GRATUITAMENTE, ovvio).
Ad ogni modo, vi consiglio i film che meritano, as always.

 “La grande bellezza”, anno 2013, di Paolo Sorrentino. Come saprete, la pellicola ha vinto l’Oscar come migliore film straniero, dopo aver vinto il Golden Globe, e ne sono felicissima. È stato molto criticato, ma io ho fatto il tifo per questo film surreale, crudo e cinico, aspro e commovente. Paolo Sorrentino mescola la purezza della poesia allo sfiorire di una Roma ormai decadente e usa come filtro gli occhi di uno scrittore “in blocco”, sfruttando il suo malessere più intimo per portare in luce la pochezza dell’essere umano, le paure e “le grandi brutture” dell’animo. Non è un film che lascia una bella sensazione addosso, ma si fa pensare a lungo. Consigliatissimo.



“Saving Mr. Banks” (Saving Mr. Banks), anno 2013, di John Lee Hancock. Confesso qui di essere una vecchia fan di “Mary Poppins”. Sono una di quelle che si incollava alla televisione quando davano questa pellicola, pur senza resistere quasi mai fino alla fine del film (ricordo che era abbastanza lunghetto ed io mi pregiavo di riuscire a dormire ovunque ci fosse una superficie abbastanza solida da reggermi. Ah, bei tempi!). Sognavo un uomo come Bert, con la stessa allegria e positività, e, come avrei scoperto dopo qualche anno, una borsa come quella di Mary (la cerco ancora, eh). E’ stato uno step naturale, dunque, lasciarmi incuriosire dal film di come i romanzi della Travers siano passati al grande schermo. E sono rimasta piacevolmente stupita. Saving Mr. Banks è di una delicatezza sconfinata, con due attori d’eccellenza che rendono meravigliosamente i dettagli fisici e comportamentali di una situazione d’impasse che dura da vent’anni (nel film, la Travers è ostinatamente restia a concedere la sua Mary al Signor Disney, nonostante nella realtà i diritti cinematografici erano già stati concessi quando la scrittrice giunse a Los Angeles per discutere della sceneggiatura). E’ divertente, toccante (ho pianto e, sono certa, piangerei ancora a rivedere un paio di scene), ben interpretato. E, ovviamente, è consigliato.



“All is Lost – Tutto è perduto” (All is Lost), anche questo anno 2013, di J.C. Chandor. Qui ci vuole un minuto di silenzio. Prima di tutto, perché nel film ci saranno forse quattro battute di dialogo in tutto. Secondo poi, è stato un tuffo (letterale) tra i ricordi. E’ la storia di un naufragio, come forse ce ne saranno tante altre e simili, ma solo chi ha fatto vacanze come le mie può comprendere il grado di empatia che ho provato guardando questa pellicola.
Il trailer qui.



Qui inizia un post a parte, di cui non posso proprio fare a meno, ma che siete liberissimi di saltare a piè pari.
Guardando quest'ultimo film ho avuto la certezza della sacrosanta imprescindibilità di alcuni fatti: 1) Se la sfortuna inizia a seguirti in mare, ti abbandona solo quando metti piede in terra. 2) Le persone sono fatte per camminare. Non per nuotare, non per oscillare su quella che chiamano orgogliosamente barca e, vai a vedere, trattasi di un guscio di noce. 3) Tutto si può risolvere con una bella chiacchierata.
Nella mia vita ho avuto la “fortuna” di andare in vacanza due volte su una barca, per una settimana. Al tempo ero accecata dall’ammmmmmore e per il mio fidanzato avrei sopportato ogni tipo di sacrificio (infatti l’ho sposato ed è diventato mio marito); ho fatto scorta di anticinetosici perché soffro il mal di mare, ho duellato con mia madre per convincerla a lasciarmi partire (tutti sono moderni quando NON si parla della propria bambina), ho ficcato il cuscino nella valigia (non parto MAI senza il mio cuscino) e mi sono lanciata all’avventura.
Da dove vengono le certezze che ho numerato sopra?
In ordine: ho scoperto che, su di me, gli anticinetosici non funzionano. Nausea perenne e rincoglionimento da farmaci, fin quando non scendevo a terra barcollante e mi schiantavo sotto un albero (mentre tutti sguazzavano in spiaggia). Ho diviso la cabina con una tanica di nafta che s’è rovesciata, diffondendo i suoi effluvi per tutto il viaggio. S’è staccato un tubo del gas e per due giorni non abbiamo potuto cucinare. Abbiamo incrociato un temporale forza 8 e, in seguito, perso il gommone con cui scendevamo a terra. Il fidanzato-futuromarito ha avuto un ascesso al dente, in pieno agosto, su un’isoletta sperduta dove non ci dispensavano nemmeno una confezione di novalgina senza ricetta medica; la sottoscritta un herpes labiale che le ha preso metà viso. E poi, punture di meduse, scarpinate a prova d’infarto e in rada per tutto il tempo. Il viaggio della speranza.
Comprendo, perciò, il motivo per cui in film come “All is lost” (mai titolo fu più azzeccato) ricorre sempre la scena in cui l’uomo (è sempre un uomo, sta poco da fare. Nessun altro, donna o persona sana di mente, si lancerebbe in un’avventura del genere) saluta l’alba nascente con un sorriso appena accennato sulle labbra: è il sorriso del sopravvissuto. Ovviamente, anche se il protagonista di questa pellicola sembra essere perseguitato dalla sfortuna, è un film che consiglio senza dubbio: se non altro per l’aplomb straordinario di Robert Redford, gnocco di potenza mondiale anche a settantasette anni, che si fa sfuggire un “cazzo” appena sussurrato solo a film quasi concluso (al contrario della sottoscritta che inventa parolacce all’occorrenza, quando quelle conosciute risultano insufficienti) e, dopo peripezie di ogni genere, conserva comunque una penna biro funzionante e gli occhiali da vista.
Un miracolo senza dubbio.


domenica 22 dicembre 2013

Auguri!

Carissimi amici,
ci tenevo a farvi i miei auguri sinceri anche qui, dove magari passa qualcuno che non segue gli scleri quotidiani sui social di mia predilezione (Twitter e Fb).
Ho scritto una minific come regalino di Natale (la trovate qui), cosa che non mi è mai riuscita prima, con mio sommo dispiacere. Probabilmente è perché conoscevo un solo modo di scrivere, mentre adesso ne sto imparando ad apprezzare le sfumature o magari, più semplicemente, mi sentivo ispirata.
Spero che trascorriate giorni sereni, o allegramente frenetici se siete inclini all’attività (tanta stima: io ho iniziato a sentirmi stanca il primo dicembre). Sopra ogni cosa, spero che possiate trascorrere queste feste insieme a chi amate, dimenticando per un po’ le tribolazioni di tutti i giorni.
Scartate tanti regali, non mangiate troppo, ridete tanto e dite ai vostri cari quanto li volete bene.
Ne approfitto per segnalarvi l'inserimento nella colonna di sinistra delle voci "Contattami in privato", mediante cui potete scrivermi senza rendere pubblico il vostro commento e "Follow by email", che vi permette di ricevere una notifica ogni volta che pubblicherò un nuovo post.
Usate i nuovi comandi, mi raccomando: fate in modo che tutti quei neuroni non siano morti invano.


Auguri a tutti! 

giovedì 17 ottobre 2013

Consigli per gli acquisti #4

Ho una particolare predilezione per l’Oriente.
Trovo che ci sia qualcosa di poetico nei paesaggi un po’ tremuli, nelle usanze antiche e ricche di significato, nella cortesia e nel profondo rispetto degli orientali, in particolare cinesi e giapponesi. Quando è l’Occidente ad intrufolarsi in quel mondo provo sempre un lieve senso di fastidio, come se fosse, in ogni caso, una contaminazione indelicata.
Quello che vi propongo è un film del 2006, Il Velo Dipinto, (The Painted Veil), diretto da John Curran.
E’ stato girato prevalentemente in Cina e si vede. Le ambientazioni sono meravigliose, l’atmosfera è magica.
La trama è molto interessante. Kitty, giovane capricciosa e viziata, e Walter, medico rigido ed intransigente, si sposano negli anni Venti, ma mentre lui si dichiara perdutamente innamorato di lei pur senza conoscerla realmente, Kitty lo sposa senza amore, per sfuggire ad una vita familiare opprimente. Un viaggio ai confini della Cina dilaniata da un’epidemia di colera li metterà di fronte ai sentimenti che provano per l’altro e verso se stessi.
Trovo che i due attori protagonisti siano stati bravissimi ad interpretare dei ruoli complessi, tormentati e in evoluzione. Il film non è ricco di azione e potrebbe risultare un po’ lento, ma è proprio nelle parti meno movimentate che, a parer mio, si realizza il lavoro migliore e più evocativo.
Vi lascio il trailer e vi consiglio di non perderlo. Che poi c’è Edward Norton. Non so voi, ma quella faccia da innocentino che nasconde un animo passionale ed impetuoso, a me fa sangue assai.
E poi, le musiche sono di Alexandre Desplat.



sabato 31 agosto 2013

Il punto della situazione #2

Cari amici,
a fronte di due mesi e mezzo dall’inizio del lavoro di rielaborazione della mia storia posso fornirvi qualche piccola coordinata.
Si è a lungo discusso con le mie editor (pensate un po’, ne ho due. Così che mi possano fare il sedere a quadri e non solo a strisce) sulle impostazioni narrative di base. Più di un mese è stato necessario per decidere i tempi verbali e l’uso della persona, un paio di settimane per stabilire cosa differenziasse un libro da una ff e cosa differenzia i nuovi personaggi da quelli che erano in bozza (ho dovuto stilare anche un elenco di dieci caratteristiche distintive tra i vecchi e i nuovi protagonisti. Ci ho messo una settimana -.-‘) , tutte le ore della mia giornata (e molte delle loro) per riflettere su quale sarà il senso dell’eros di questo libro.
Vi porto a conoscenza della luminaria che mi si è accesa nel cervello a botta di invii in allegato del capitolo X e dell’X(1), X(2), X-bis, X-ri-rivisto, X sbrindellato e sanguinante, e così via.
Non c’è nulla di più semplice che prendere una ff, cambiare nomi cose città e schiaffarla su carta o formato elettronico. Basta rivolgersi ad uno di quei siti che “fanno tutto al posto vostro”, anche la pipì. E basta guardarsi allo specchio e ripetersi ogni mattina il motto del giorno: “sono bella, sono figa, sono una scrittrice”.
Poiché non sono né bella, né figHa, e di sicuro non penso di essere una scrittrice, mi sono armata di grande umiltà e ho sottoposto le prime revisioni al giudizio obiettivo di persone competenti. E, naturalmente, me le hanno rimandate indietro zeppe di commenti.
Sorvolando sul mio rapporto controverso con le virgole e l’ipercorrettismo, c’erano altri due problemi fondamentali: A) staccarmi dai ritmi della fan fiction; B) gestire il sesso (non quello della mia vita, ma quello del libro). Che poi, sembrano caratteristiche a sé stanti, ma non lo sono affatto.
Per una ff i tempi di lettura sono molto lunghi (nel mio caso, biblici). È necessario mantenere alto il livello d’interesse: ci si deve anche dilungare nella narrazione per far recuperare il filo del discorso tra un aggiornamento e l’altro ma, nel contempo, stuzzicare la curiosità; spesso vanno inserite delle lemon ad hoc per far sì che i protagonisti facciano un po’ di sana ginnastica per le vene varicose.
L’impostazione di un libro è diversa (che non significa migliore o peggiore). I personaggi vanno inquadrati subito; lo spazio per farli crescere è un libro intero certo, ma temporalmente parliamo di giorni, forse poche settimane (non per me. Quando sono in vena posso anche spazzolare un libro al giorno). I tempi della narrazione sono, dunque, molto diversi ma lo sono soprattutto i personaggi. La loro evoluzione deve essere coerente con la storia, ma anche descritta con lucidità. Le seghe mentali sono off-limits.
Il sesso.
Senza nulla togliere ai libri in cui la trama generale si sostiene su pilastri di peripezie sessuali varie che, in determinati periodi storici, ho prediletto anche io (la Ward e la Adrian, per citarne un paio), questo non sarà un libro erotico, ma racconterà anche l’erotismo (e se ne parlerà. Il sesso è ovunque e non vedo la ragione di oscurarlo, ma nemmeno quella di ostentarlo).
Poiché ho un lavoro, una famiglia, un elenco giornaliero di cose da fare e di certo non ho la presunzione di pensare di arricchirmi con la pubblicazione di un libro (specie in Italia), né ho necessità di trovare la maniera di occupare il tempo, con questa storia intendo innanzitutto comunicare, perché proprio sul sesso e sull’importanza che riveste nella vita delle persone penso ci sia qualcosa da dire.
E cosa ci vuoi dire, dunque?
Voglio dire che quasi a metà percorso di rielaborazione sono soddisfatta del lavoro svolto finora, grata alle mie editor per il tempo, le competenze, le riflessioni che mettono al mio servizio sottraendolo a momenti che potrebbero dedicare alle rispettive famiglie, orgogliosa del file “Tagli” che più si allunga più mi fa sentire in grado di pedalare senza rotelle (nonostante all’inizio ne fossi, proprio come i bambini, terrorizzata), stanca di rileggere al mattino come facilmente sappia virare dal passato remoto al presente quando mi ostino a correggere un paragrafo dopo mezzanotte.
E poi sono impaziente. Di mostrarvi come anche nella terra arida è possibile trovare un fiore meraviglioso da coltivare con pazienza, rigore, impegno e nutrire di sogni. Che è possibile avvampare leggendo una scena erotica anche senza essere costretti a munirsi di navigatore satellitare.
Che vale sempre la pena di mettersi in gioco nei progetti lunghi e laboriosi perché, se da un lato ci sottrarranno tempo e salute, sono proprio quelli i percorsi da cui trarremo maggiore soddisfazione e forza per tutto il resto.
A me sta succedendo. Sto sostenendo ritmi pazzeschi e non mi sono mai divertita tanto.

Ma in fondo è così: i ricordi dei viaggi più divertenti che ho fatto sono quelli in cui mi perdevo per strada. 

martedì 9 luglio 2013

Consigli per gli acquisti #3

Per il terzo appuntamento con la rubrica “Consigli per gli acquisti”, vorrei proporvi due pellicole molto carine.
La prima è su suggerimento esterno, di una lettrice ed amica twitterina, Kikkasole (grazie cara :*).
Qualcuno da amare (Untamed Heart) è un  film del 1993, diretto da Tony Bill ed interpretato da Marisa Tomei e Christian Slater. Adam è un aiutante cuoco, tenebroso ed affascinante, che lavora nello stesso bar di Caroline, perennemente alla ricerca del grande amore nei ragazzi sbagliati. Una notte, Adam salva Caroline da un tentativo di stupro e tra i due nasce una relazione molto particolare, scandita dalle critiche condizioni di salute del ragazzo. Di seguito, il link al film completo.



Questa pellicola è di vent’anni fa ed io l’avrò vista, appunto, vent’anni fa (-.-‘). Ricordo con chiarezza la trama, tuttavia, poiché è uno dei primi che mi ha fatto versare una cascata infinita di lacrime. Non dimenticate scorte di gelato e fazzolettini ù.ù

La seconda pellicola è uno dei più film più angst che abbia mai visto.
Shame (Shame) è un film del 2011, diretto da Steve McQueen e interpretato da Carey Mulligan e dallo gnocchissimo Michael Fassbender. Al Festival del Cinema di Venezia del 2011, il protagonista ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile.
Brandon è un uomo d’affari trentacinquenne di New York che vive una vita di totale asservimento di varie dipendenze, di droghe, ma soprattutto dal sesso. La difficoltà a controllare e gestire le sue pulsioni sessuali, che sfoga con incontri occasionali, frequentazione di prostitute e continue masturbazioni, lo porta a condurre una vita solitaria e di maniacale riservatezza. Solo l’arrivo in città della sorella minore, l’insicura Sissy, potrebbe spezzare la sua ossessione, permettendo a Brandon di prendere il controllo della propria vita (fonte Wikipedia – eccetto lo “gnocchissimo”).



L’interpretazione di Fassbender è spettacolare. Quella della Mulligan è perfettamente in linea col personaggio ma, più di ogni cosa, è la regia ad essere incredibile.
Benché abbia improntato questa rubrica su toni molto leggeri, proponendo in genere commedie romantiche e non impegnative, questo consiglio filmico non posso proprio evitarlo. E’ un film unico nel suo genere con una regia d’eccellenza. L'ho trovato molto commovente.
Avvertimento: In Italia è stato vietato ai minori di 14 anni e ci sono scene molto esplicite (a parer mio è molto più osceno il Grande Fratello, ma son gusti ù.ù). GUARDATELO.

Scrivetemi i vostri suggerimenti, commedie romantiche o film che vi hanno molto colpito, e condividiamoli!

Alla prossima :*

domenica 23 giugno 2013

Consigli per gli acquisti #2

Per la rubrica “Consigli per gli acquisti”, mi pare doveroso dedicare uno spazio ad uno gnocco con la GN maiuscola: Patrick Dempsey, il dottor Stranamore di Grey’s Anatomy.
Tutta colpa dell’amore (Sweet Home Alabama), pur essendo datato 2002, è un filmetto molto gradevole. Appena iniziato, ho alzato gli occhi al cielo: miele. Miele e perfezione ovunque, i classici film che mi annoiano a morte. Ma si intuisce subito che non è tutto come sembra e presto allo gnocco number one, si aggiunge Josh Lucas: praticamente c’è di che saziarvi a lungo.
Reese Witherspoon non è una delle mie attrici preferite, ma ammetto che fa abbastanza Meg Ryan in questo film, non so se riesco a spiegarmi. E’ vittima di qualche situazione tragi-comica, aria da innocente e animo sincero.
Il film merita un’occhiata in un pomeriggio o una sera di noia, giusto per trascorrere un’oretta e mezza in relax.
Vi lascio il link su Youtube con il film completo, da vedere solo in alta risoluzione (se avete una connessione lenta non si vede una cippa).





La seconda pellicola che vi consiglio è questa.
Il lato positivo – Silver Linings Playbook è un film del 2012, diretto da David O. Russell, tratto dal romanzo di Matthew Quick “L’orlo argenteo delle nuvole”. I protagonisti sono Bradley Cooper e Jennifer Lawrence. La pellicola ha ricevuto otto nomination ai premi Oscar del 2013, vincendo quello per la Miglior Attrice protagonista, consegnato a Jennifer Lawrence. (fonte Wikipedia).
Mi è piaciuto tantissimo. Già dall’inizio del trailer c’è una scena grandiosa, una che –lo ammetto – ho pensato di fare io stessa almeno dieci volte nell’ultimo periodo (provare per credere ^^). E’ un film divertente, con quel filo di drammaticità ben stemperato dai dialoghi serrati e battute argute.
Vi lascio il trailer ufficiale.





Enjoy it ;)

giovedì 13 giugno 2013

Il punto della situazione #1

Amici carissimi, ho deciso di cancellare “Una Sera, per caso …” dal sito di EFP per un paio di ragioni.
La prima, più importante, è che è zeppa di errori, specie nei capitoli iniziali, e necessita di una bella sistemata. Ho rivisto i primi undici capitoli e, correggendoli, mi son trovata praticamente a riscriverli quasi per intero: ho realizzato di praticare un vero e proprio editing, anche spietato in realtà (il che mi riporta a quanto siete stati magnanimi nei miei riguardi lol). Così com’è, questa storia non può stare da nessuna parte.
E quindi, veniamo alla seconda ragione. Voglio organizzare “Una sera” in un file unico ed apportare tutte le modifiche che riterrò necessarie. Allo stato attuale, ho circa 800 pagine da rivoluzionare.
Che ne farò di questo file?
Ancora non ho deciso, dipende da cosa ne esce fuori. Chiariamoci: sono abbastanza onesta con me stessa da conoscere i miei limiti, ed anche consapevole che una fan fiction resta, comunque, un allenamento alla scrittura e non può diventare, così com’è, un libro in “carne ed ossa”. Quando ciò è accaduto nei casi a noi, tristemente, noti potrà essersi trattato anche di un successo editoriale, ma resta, a parer mio, un fallimento personale. La mia scrittura è cambiata radicalmente dal primo all’ultimo capitolo postato. Quando ho iniziato, quasi per gioco, a modificare i nomi, qualche frase e situazione, ho notato che erano di più le cose che cancellavo che quelle che mantenevo: termini usati in modo improprio, refusi, formattazione scorretta, punteggiatura confusionaria, descrizioni carenti o poco convincenti, debolezze inaccettabili nella struttura portante.
E, rileggendo, ho realizzato che le parole stanno via via acquistando un carattere, una personalità di cui prima mancavano.
Ho necessità di effettuare questo percorso su me stessa, quello di mettermi alla gogna e di scovare le debolezze del mio stile in modo sprezzante e, nonostante sia consapevole che non si è mai buoni giudici di se stessi, so che non ho fatto ancora del mio meglio: posso fare davvero di più e voglio farlo.
Nelle mie intenzioni non c’è quella di sfornare il libro del secolo: le fan fiction raffazzonate e lanciate nella mischia editoriale mi sembrano un’offesa all’intelligenza del lettore. Ciò che desidero è rendere completamente personale il mio lavoro che, allo stato attuale, è ancora molto immaturo per essere meritevole di seria considerazione. Non da parte di un editore, ma da parte dei lettori.
E poi?
Poi si vedrà.
Potrei decidere di chiedere un parere professionale in merito alla qualità dello scritto, riproporlo sul mio blog o gettarlo nel dimenticatoio, ma sarà un percorso utile in ogni caso e, ritengo, obbligato per i miei progetti futuri (che nel mio pc hanno le sembianze di un prologo e primo capitolo di una storia – credo - promettente). Prima di andare avanti con quella, però, sento di dover sviscerare ciò che è già stato.
Veniamo ora, al terzo punto. Tre mesi dalla pubblicazione dell’ultimo capitolo mi pare un tempo ragionevole per supporre che chi seguiva la storia abbia letto anche l’epilogo. Da oggi, quindi, non trovate più la fan fiction sul sito di EFP e sul Forum di Twilighters Italia. Giusto per essere chiari, vi comunico che i diritti d’autore per questa storia sono stati registrati ufficialmente già da tempo: proibisco esplicitamente ogni diffusione, ogni ispirazione, qualsiasi riferimento diretto o indiretto ad essa o a parti di essa senza debita autorizzazione scritta. Tuttavia, mi affido al vostro buon senso e vi chiedo di tenere per voi qualsiasi cosa a riguardo di cui siate venuti in possesso in questi anni. D’altro canto considero “Una sera” ancora una bozza, suscettibile di molti rifacimenti e cambiamenti anche sostanziali: chi dovesse rileggere questa storia in futuro, potrebbe trovare evoluzioni e situazioni molto differenti da quelle già lette. Resta inteso, comunque, che sarebbe una rielaborazione della fan fiction pubblicata sul sito EFP tra il 19/10/2009 e il 16/03/2013 sotto lo pseudonimo “endif”, di mia esclusiva proprietà. Coloro che hanno fatto il pensierino di “ispirarsi” alla suddetta fan fiction (o lo stanno già facendo: sono democratica ma non sono né stupida, né cieca ^^), specie appellandosi al fatto che la cancellazione su EFP potrebbe dare il via libero per un plagio indiscriminato, è bene che sappiano che la loro, sarebbe una scelta davvero poco saggia: non mi sono fatta scrupoli a portare in tribunale persone per molto meno XD
Punto quarto: e gli extra che ci avevi promesso? Non li ho dimenticati, ma per adesso saranno accantonati, in attesa di vedere cosa riesco a combinare con la correzione di questa storia. Non so come spiegarlo in modo chiaro, ma mentre riscrivevo i primi capitoli, i personaggi hanno assunto dei contorni differenti da quelli precedenti ed hanno cominciato a “parlarmi” diversamente. Ora come ora, non riuscirei a scrivere di quelli che erano in bozza, mi dispiace.
Sono molto emozionata per questa piega inaspettata che il mio lavoro ha assunto: ho cercato di ignorare il senso di disagio che mi faceva svegliare in piena notte, ho provato sul serio a scrivere il primo extra, ma quando ho aperto word ho preso a fare tutt’altro. Solo nel momento in cui ho raggruppato tutti i capitoli insieme, iniziando a modificare i primi tre alle 5.00 del mattino, ho ripreso a respirare e sono tornata serena. E’ questo, ciò che devo fare adesso.
In un modo, o in un altro, ritornerete in possesso di questa storia se ne avrete desiderio e sapete che mantengo sempre le promesse.
Per qualsiasi aggiornamento di stato, fate riferimento al blog.
Grazie per la comprensione ;)


Maria Luisa