domenica 9 settembre 2012

Recensione: "Black Friars - L'Ordine della Chiave" di Virginia de Winter


Ho atteso diversi giorni prima di decidermi a lasciare una recensione a questo libro. Alla fine della lettura ero troppo così per farlo.
Virginia de Winter non si smentisce anche in questo secondo/primo libro della saga di Black Friars (l’autrice, dopo l’uscita del terzo libro – L’Ordine della Penna –, ha confermato che ce ne sarà anche un quarto).
L’Ordine della Chiave è la storia di Eloise ed Axel. Avendo già letto il primo/secondo della serie (L’Ordine della Spada, il primo volume in uscita per ordine di pubblicazione, ma il secondo in linea temporale con la storia), sapevo come sarebbe finito questo qui, ma non sapevo “perché”.
Cercherò di non spoilerare troppo. Axel ed Eloise sono giovani, innamorati, passionali. Forze troppo potenti si frapporranno nel loro idillio. La trama pare quasi banale. Per me che già sapevo cosa sarebbe accaduto nel “futuro” è stato un continuo “Ah, ecco perché succedeva questo”. La cosa che mi ha lasciato sinceramente colpita e ammirata è stata l’abilità dell’autrice di incastrare gli eventi con una perizia degna di un esperto chirurgo. Se L’Ordine della Spada vi ha lasciato con parecchi dubbi da fugare, non potete non leggere L’Ordine della Chiave: è necessario, oltre ad essere un vero e proprio piacere.
In questo libro, la de Winter “aggiusta il tiro”. I periodi appaiono meno pesanti, lo stile più leggero e scorrevole, senza che ne sacrifichi la ricercatezza. Lungi dall’intento di rendere auliche e pompose le descrizioni, si capisce subito che questa scrittrice ama la parola scritta. Ama giocarci, farla volteggiare sulla punta delle dita per un po’ prima di concretizzarla nella scelta di un termine piuttosto che un altro.
Se chi legge lo fa pensando “vabbè, ma quando si arriva al sodo?”, chiudete il libro, questa storia non fa per voi. Se, di contro, leggete lasciandovi prendere per mano dall’autrice e accompagnare tra i corridoi del Collegio di Aldenor, o in uno dei vicoli bui e maleodoranti del Canale dei Fraticelli, abbandonandovi con fiducia, permettendole di stuzzicare la vostra curiosità ed il vostro acume al suono della sua voce, non potrete restare indifferenti a questo meraviglioso percorso. Ripeto: sapevo dove la storia de L’Ordine della Chiave sarebbe andata a parare, eppure questo non mi ha impedito nemmeno per un istante di apprezzarne la trama, sì, ma soprattutto il capolavoro strutturale e l’opera di presentazione e caratterizzazione dei personaggi. Stephen Eldrige resta una delle perle di questo libro a mio parere, oltre ad Axel, sviscerato nel suo percorso di “defanciullizzazione”. Persino Belladore, l’antagonista, è descritta e trattata con pennellate delicate e sfuggenti, ma dai colori forti e dai forti contrasti, che la rendono una figura indimenticabile.
Mi sono imposta di non celebrare estaticamente questa ulteriore prova di talento di Virginia de Winter, sforzandomi di restare nel campo dell’obiettività. Potrei aver felicemente fallito. Ormai, mi capita sempre meno spesso di trovare dei libri magici, di quelli che ti fanno compagnia anche da uno scaffale della libreria, mentre passi, lo scorgi e rammenti con nostalgia del tempo trascorso insieme.  
Il mio consiglio è di acquistare il cartaceo. L’esperienza di traslazione dalla realtà diviene palpabile mentre si sfogliano le pagine e l’odore della carta stuzzica l’olfatto, mentre si legge di candele che bruciano lentamente e diffondono caldi bagliori in una stanza.
Naturalmente, non sto nella pelle al pensiero di finire la rilettura de L'Ordine della Spada, per poi dedicarmi a L'Ordine della Penna.
Libro per tutti, estasi per gli intenditori.
Consigliatissimo.

martedì 1 maggio 2012

Recensione: "Black Friars - L'Ordine della Spada" di Virginia de Winter


“Black Friars – L’ordine della Spada” e il suo prequel “L’ordine della Chiave” sono nella mia libreria da molti mesi, in alto, dove nessuno li può raggiungere, ma dove posso vederli bene e mi hanno fatto compagnia per moltissimo tempo semplicemente stando lì, a guardarmi dal loro posto d’onore. Com’è possibile? Come molti lettori di EFP ero a conoscenza della fama di Savannah, ma il fandom di appartenenza non mi era familiare, dunque non avevo mai letto nulla di suo. Eppure ne sentivo, di lodi notevoli nei suoi riguardi da parte di autrici da me molto molto apprezzate. Quando ho letto per curiosità qualcosa da lei scritto sono bastate pochissime righe per farmi capire con chi avevo a che fare: un talento come pochi. Ricordo poco dello stralcio letto quella volta, ma ricordo la sensazione di una descrizione in particolare: quell’attimo di trepidazione nel momento del soffio delle candeline di una torta di compleanno. Una scena comunissima, nulla di speciale. Ma le parole … il modo in cui l’autrice ha giocato con esse, creando una descrizione assolutamente evocativa, mi hanno rapita all’istante.
Folgorata.
Ho letto, quindi, Original Sin. L’ho divorato. Hermione e Draco, per me che non ho letto la Rowling (andrò all’Inferno per questo?) saranno sempre quelli descritti da Savannah (no no, andrò al rogo probabilmente) e da un’altra autrice maestra in questo pairing.
Ma sto divagando.
Sapevo, per farla breve, che leggere Virginia de Winter sarebbe stato molto di più che sfogliare una decina di paginette al giorno, quando e se hai tempo. Sapevo che sarei stata risucchiata, che avrei dovuto dare del mio in quest’avventura. Non come quando subisci un film o un libricino carino, ma senza troppe pretese. Ero certa che la lettura mi avrebbe trascinata in un mondo sconosciuto, che avrei partecipato della vita dei personaggi, delle loro emozioni e che ne sarei stata avvinta nel modo più assoluto.
E’ stato assolutamente così.
Cinque giorni in cui questo libro (Black Friars – L’ordine della Spada) mi ha accompagnata ovunque. Cinque giorni in cui le ore della notte sono state pochissime, in una di queste non più di due.
Ma andiamo per gradi.
La trama della storia è assolutamente originale. Virginia de Winter ha creato un mondo fantastico, in cui creature della notte coesistono con esseri umani, sullo scenario affascinante e senza tempo di atmosfere gotiche, fatte di gargoyle che urlano mute nella pietra e lastricati lucidi per l’umidità della notte. La maggior parte della trama si svolge proprio di notte e considero una dote di pochissimi autori essere capaci di mantenere le cupe atmosfere, il senso di claustrofobia di un cimitero che pullula di creature soprannaturali, o l’ansia di trovare un bagliore di luce alla fine di una galleria sotterranea, per la durata di quasi l’intero libro. Ogni descrizione, particolareggiata nei dettagli, ricca, evocativa ha reso alla perfezione l’idea dello spazio e del tempo, pur lasciando sospesa l’idea di uno spazio e di un tempo reali.
Sarei stata infinitamente delusa, nonché annoiata, da una particolareggiata “lista della spesa”. I riferimenti storici sono accurati, ma appartengono ad un’altra storia: chi cerca di collocare Black Friars in un’epoca storica reale si perderà metà della bellezza del libro a cercare di star dietro a Nationes, Linee di Sangue, Ordini vari, sforzandosi di ricordarli tutti e cozzando contro le proprie personali conoscenze di un periodo più o meno vago del passato. Errore. L’ambientazione descritta da Virginia de Winter ha tutto, credetemi. Basta leggere con fiducia, aprirsi e donarsi.
Chi pensa di poter leggere Black Friars con superficialità, sbaglia lettura. I colpi di scena, i batticuori, anche le risate (questa scrittrice ha un’ironia sottile e una vena tragico-comica deliziosa), nonché le lacrime, non mancano per tutto l’intero libro. Ad una lettura disattenta e veloce, probabilmente alla ricerca di particolari grezzi e di comprensione immediata (lui ama lei-lei ama l’altro-l’altro ama se stesso)si può restare sicuramente spiazzati. Non troverete mai nulla del genere in questa scrittrice. La de Winter stuzzica la curiosità, attiva l’ingegno anche dei più pigri purché acuti e volenterosi, lascia tanti indizi che troveranno sicuramente compimento in un disegno più grande del semplice paragrafo o capitolo. La trama si sostiene perfettamente in tutte le seicento e passa pagine e tutto ha una spiegazione. Che amarezza se avesse sminuito l’acume dei suoi lettori ritenendo necessarie spiegazioni sommarie che avrebbero solo rischiato di rovinare l’essenza stessa della struttura narrativa!
Struttura narrativa che, naturalmente, è solidissima. Ogni singolo personaggio ha una sua autonomia e sue caratteristiche caratteriali peculiari. Ogni aspetto di una personalità nelle mani di questa scrittrice assume uno spessore nuovo. Nulla è lasciato al caso, nemmeno il profumo delle rose.
E così, con l’avanzare della lettura si chiariscono le relazioni, le situazioni, le richieste come un incastro perfetto di un puzzle. Solo una grande scrittrice può creare nel lettore uno stato di ansia e trepidazione, tanto da spingerlo a domandarsi “e adesso?”, così come a rispondersi “ne voglio ancora”.
E nasce per questo “Black Friars – L’ordine della Chiave”, che mantengo gelosamente ancora nel suo posto d’eccellenza, conscia che l’astinenza sarà durissima da sopportare, fino a quando il sequel della storia vedrà la luce.
Sullo stile di Virginia non posso che spendere poche, banalissime parole. Sempre ad una lettura superficiale potrebbe apparire troppo “aulico”, quando non lo è per niente: le metafore sono calzanti ed appropriate, mai ripetitive, ma ogni volta nuove ed originali. Questa donna, quando scrive, è come se filasse un arazzo: in quattro righi puoi vedere un intero, meraviglioso dipinto.
L’avvicendarsi delle situazioni ha il chiaro scopo di solleticare la mente del lettore e di spingerlo a proseguire nella scoperta degli eventi, tutti concatenati tra loro con mirabile maestria.
Sono contentissima che una scrittrice italiana così dotata abbia avuto lo spazio che merita tra le pagine di un libro assolutamente coinvolgente, avvincente e affascinante al punto tale che interrompere la lettura per attendere ai propri doveri diventava un dolore quasi fisico.
E sono contenta di aver riservato ai suoi libri uno spazio d’onore nella mia libreria e nel mio cuore.
Consigliatissimo a tutti. Ai più giovani che si aspettano da un fantasy l’intrigo e il mistero, così come ai meno giovani che possono sperimentare la qualità di un buon libro anche in un genere poco battuto.
  

sabato 25 febbraio 2012

Recensione: "Il tizio della tomba accanto" di Katarina Mazetti

"Desirée è una bibliotecaria di trentacinque anni rimasta vedova di un biologo bello e intelligente, che non ha mai però conosciuto davvero. Quando lui è morto, investito da un camion, lei si è sentita tradita e offesa, e durante le ore che passa sulla panchina del cimitero davanti alla sua lapide, essenziale e sobria, più che dolore prova un inspiegabile risentimento. Benny è un allevatore di vacche da latte, rimasto solo a gestire la sua fattoria da quando la madre è morta. La sua vita è scandita dagli imprescindibili orari delle mungiture e dalle lunghe visite al cimitero, durante le quali si dedica con passione alla cura della tomba dei genitori, pacchiana e kitsch quanto basta per far inorridire Desirée. I due si ritrovano a volte seduti sulla stessa panchina e l'antipatia è tanto reciproca quanto intensa. Fino a quando, un giorno, un casuale scambio di sorrisi fa scattare la scintilla e miracolosamente tutto cambia."

La prima cosa che mi ha incuriosita di questo libro è stata la copertina.
A pelle, mi piaceva il contrasto di colori. Poi, ho letto l’introduzione (che vi ho riportato sopra) e ho trovato l’idea della trama molto originale. Quindi, così, mentre sbrigavo le faccende di casa, ho iniziato a leggere.
Quel giorno abbiamo mangiato pasta e formaggino. Perché li avevo in casa.
Odio le cose del tipo “un libro in un solo giorno”, ma è stato proprio ciò che è accaduto.
Desirée è una donna sola, che aveva trovato nel marito una scelta pragmatica e appropriata alla vita perbene che i suoi genitori le avevano inculcato come a lei confacente. Colori sbiaditi e aspetto anonimo, i suoi tratti distintivi, come se volesse urlare al mondo che si prende troppo sul serio per curarsi di inezie come il suo aspetto esteriore. Benny è un allevatore, formato alla dura vita nei campi e con tante rinunce alle spalle per proseguire l’attività di famiglia (attività continuamente sull’orlo del fallimento). E’ una persona pratica, una di quelle che guarda un libro solo per capire se è dello spessore giusto per ritrovare l’equilibrio di un tavolo traballante. E’ in una fase della sua vita in cui pensa sia appropriato sposare altre due braccia utili per il lavoro.
Nessuno è preparato al sentimento che, fulmineo ed inaspettato, scoccherà tra loro e a cui non riusciranno a sottrarsi.
Katarina Mazetti ha un’ironia spietata e non la risparmia a nessuno. I due protagonisti sono, nello stesso tempo, geniali e ridicoli. Non ci sono eroi, in questo libro, ma solo individui veri, con più debolezze e paranoie che nobili sentimenti e stralci di poesia. Nessun profumo aulico ed inebriante, ma solo puzza di stalla ed inettitudine alle fatiche domestiche.
Ho adorato "Il tizio della tomba accanto". In alcuni passaggi, mi sono ritrovata a scoppiare a ridere, per poi guardarmi intorno, timorosa di essere scoperta in flagranza di reato. La scrittura della Mazetti è fresca, briosa e sagace. Il pov alternato fa calare il lettore nella mente prima dell’uno e poi dell’altro personaggio, senza risentire di un grosso stacco narrativo, ma distinguendo, ugualmente bene, i due caratteri.
E’ una storia realistica.
Sapevo fin dall’inizio di non potermi aspettare un finale a cuoricini, non sarebbe stato all’altezza di questa scrittrice. Eppure, il finale lo trovo esattamente “giusto” per questi due *eroi di tutti i giorni*. Una storia che si basa sulle sfumature della vita, sulle divergenze che si tenta in ogni modo di far diventare convergenze, sulla tenacia con cui ci si aggrappa alle proprie convinzioni col rischio, spesso, di perdersi esperienze incredibilmente emozionanti strada facendo.
Lo consiglio davvero a tutti, precisando che in un viaggio, talvolta, non è importante dove si arriva, ma il percorso che si compie per farlo. E, soprattutto, in compagnia di chi.
La Mazetti ha scritto anche il seguito, intitolato "Tomba di famiglia", che sto attualmente leggendo.
Buonissima lettura a tutti XD


venerdì 25 novembre 2011

A volte, ritornano. Altre, no.

Il due settembre a mio suocero è stato diagnosticato un tumore al polmone, metastatizzato. In pochissimo tempo, nella nostra totale impotenza, abbiamo visto il nostro caro deperire fino a diventare quasi uno scheletro. A metà di questo mese, è deceduto. Non provo nemmeno a descrivervi il profondo dolore che ha colpito mio marito, me e tutta la nostra famiglia, ma non è questo il punto. Il punto è che quando una persona cara si ammala gravemente, specie in questo tipo di patologie, l’afflizione colpisce l’intera famiglia.
Il tumore è una malattia familiare.
In una reazione a catena, anche i miei figli ne hanno risentito, essendo io costretta spesso al letto di mio suocero, per riuscire a dare sollievo a mio marito, impegnato con suo padre quasi ventiquattrore al giorno.
Circa un mese fa, mia madre ha riportato una frattura all’omero in seguito ad una caduta, e gli impegni a cui la mia famiglia è stata sottoposta si sono raddoppiati nell’arco di un istante.
Ho temuto che lo stato di sconforto in cui ero piombata avrebbe allungato le proprie spire, spingendosi in profondo dentro di me. Ho avuto il terrore di mettere nero su bianco le mie emozioni, fosse anche nel proseguire Una sera, per la paura che il vuoto che sentivo dentro potesse venir fuori e contagiare tutto il resto. In circostanze come queste ho imparato, purtroppo molto presto nella mia vita, ad anestetizzare il cuore per andare avanti. E’ come se mi fossi lasciata soggiogare dal “Turn it off” di Klaus. Ogni energia l’ho riservata a questo momento così difficile per la mia famiglia, so che mi capite. Se vi può consolare, tutte le mie attività si sono azzerate per due mesi e mezzo, e la scrittura è stata la rinuncia più dura che mi sono imposta.
Voglio ringraziare tutti voi per la pazienza che avete dimostrato.
La maggior parte ha compreso che mai vi avrei sottoposto ad un’attesa così lunga se non fossi stata davvero impossibilitata ad aggiornare e a voi vanno i ringraziamenti più sentiti per il rispetto che mi avete mostrato con il vostro silenzio.
Alle amiche che mi hanno scritto, telefonato, sostenuto e cercato di distrarre vorrei saper descrivere in maniera appropriata il beneficio che ne ho tratto. Temo sempre di dimenticare qualcuno, quindi non faccio nomi, ma so che state leggendo questo post e vorrei che sentiste il mio abbraccio su di voi. Grazie :*
A Camilla non so cosa dire. Nonostante le sue preoccupazioni personali, ha trovato sempre il tempo per due inutili e, contemporaneamente, fondamentali chiacchiere per lasciarmi sfogare e riportare lo stress a livelli accettabili. Sei un’amica davvero :****
Ho, tanto per cambiare, ciarlato fin troppo, ma sopportatemi per qualche altro rigo.
  1. Non fate affidamento sulle due settimane circa che avevo come frequenza di aggiornamento in passato: non so se riuscirò a rispettare più questi tempi. Posterò quando potrò, ma soprattutto pubblicherò solo quello che riterrò all’altezza della storia che ho scritto fino ad ora. Lo devo a me stessa prima che a voi
  2. Una sera, per caso avrà una conclusione e sarà pubblicata su EFP e sul forum di Twilighters Italia. Se anche mi dicessero, oggi, che questa storia dovesse essere pubblicata nell’editoria domani (lol), la concluderei e pubblicherei ugualmente sulle piattaforme che ne hanno visto i natali. Questo lo devo a voi, prima che a me.
  3. Non manca molto alla fine (lo sento, il coro dei “meno male!” -.-‘). La trama in origine prevedeva un piccolo excursus che ho deciso di eliminare per non distogliere l’attenzione dal filo portante della storia. Non so quantizzarvi i capitoli che restano (recentemente sono ancora più logorroica del solito, meh), ma sono sei o sette. Di sicuro, meno di dieci. Ci saranno degli extra.
Ora ho davvero detto tutto.
Alla prossima XD

giovedì 27 ottobre 2011

Spoiler cap. 33

Sono viva (per chi avesse avuto qualche dubbio in questi giorni), solo enormemente impegnata.
Formalizzo lo spoiler dato su twitter inserendolo anche qui, in aggiunta ad altri due spoilerONI *inediti*.
Vorrei darvi una data per l'aggiornamento, ma, credetemi, mi è impossibile davvero. Spesso non sono in casa, ma tra ospedali e letti di ammalati, quindi, sul serio non posso essere nemmeno un minimo affidabile.
Il capitolo è a tre quarti della sua stesura, finalmente ha ingranato e merita un bel lavoro di cesello, perchè sarà ricchissimo.

Abbiate tanta pazienza, so di chiedervi tanto, ma non avrei mai creduto di trovarmi un domani *recente* in situazioni personali così critiche. Lo so, ho peccato di superbia ;)


Spoiler 1 (dal Pov Bella):
"«Spero che abbia trovato appropriata la nostra area dedicata ai bambini, Isabella. Può tranquillamente esporre le sue lamentele alla fonte, in caso contrario». Mentre parla, con agilità sistema la sedia al tavolo. Capisco d’un tratto come tutto, la disposizione dei posti e del tavolo, non sia casuale: l’arrivo della sedia a rotelle è passato inosservato, poiché dirottato in un piccolo corridoio laterale da cui si accede direttamente al tavolo, risparmiando all’anziano un’inutile sfilata di moda nel mezzo della sala e il suo posto è proprio perpendicolare al suddetto corridoio.
«Assolutamente sì. Il suo albergo è eccezionale sign… ehm … Conrad.»"

Spoiler 2 (dal Pov Bella):
"In me inizia a farsi strada l’irresistibile desiderio di un contatto fisico, il che mi rende intimamente languida e nel contempo, tesa per la delicatezza della situazione, con mio figlio a pochissima distanza e il proprietario dell’albergo – il cui sguardo sembra essere dotato di capacità radiologiche – al nostro stesso tavolo.
Sono solo pochi minuti, eppure abbastanza da portare i miei nervi al punto di rottura, quelli che trascorrono in questa schermaglia silenziosa.
Quando il mio sguardo si aggancia come un uncino sulla striscia di carne avvolta dal colletto della camicia e della cravatta, entrambi neri, di Edward, sono appena vagamente consapevole di aver spinto la punta della mia lingua tra le labbra, rendendomi conto della cosa solo nel momento in cui lui blocca la frase che stava pronunciando a metà e punta gli occhi sulla mia bocca.
Avvampo rapidamente come una torcia umana e scatto in piedi.
«Ehm … uhm … io andrei ad … incipriarmi il naso. Vogliate scusarmi.» Sposto rumorosamente indietro la mia sedia e lui mi imita immediatamente, alzandosi a sua volta in un gesto cavalleresco.
«Permettimi di accompagnarti» sussurra con voce ferma, ma arrochita, mentre io già sto avviandomi al separé che cela le toilette."

Ultimo, ma importantissimo, la canzone per la quale le mie manine prudono incessantemente ...
Come Home - OneRepublic & Sara Bareilles

Grazie, amici :*

mercoledì 21 settembre 2011

Spoiler cap 32

Ringraziarvi della pazienza che avete portato per tutto questo tempo, quasi mi sembra ridicolo. Vorrei potervi spiegare i meccanismi contorti del mio cervellino allucinato che, chissà perché, a questo giro s’era convinto che fosse necessario inserire l’impossibile nel capitolo.
Ad ogni modo, senza portarla per le lunghe, ieri notte ho deciso che trentotto pagine fossero davvero troppe e mi sono fermata.
Cercherò di postare domani, nel pomeriggio.
Spero …
Nell’attesa, un piccolo spoiler per voi dal Pov Bella:

“Mi stiracchio nel letto, sotto il tepore di un plaid morbidissimo tirato fin sotto al naso, le membra piacevolmente addolorate, come dopo un intenso e soddisfacente allenamento.
La camera è nell’oscurità.
Strano, perché non ricordo di aver tirato giù le tende ieri notte …
Ieri notte …
Balzo sul letto come se avessi appena preso la scossa.
Con la mano cerco a tentoni un qualche interruttore nel muro o sul comodino al mio fianco. Le dita entrano in contatto con un filo elettrico e lo scorro fino a quando non trovo il pulsante.
Un piccolo abat-jour si accende alla mia sinistra dissipando parte delle ombre della stanza con una soffice luce dorata.
Il plaid che è scivolato giù dal mio petto, mi rivela la completa assenza di indumenti.
Merda, sono nuda.
E sono anche sola.
Un profondo senso di delusione mi avvolge. Edward deve essersene andato mentre dormivo, nel pieno della notte.
La consapevolezza che sia stato molto meglio così, che non fosse affatto il caso di dormire insieme nelle stesso letto, per di più con Andy un paio di porte più in là nel corridoio, non riesce a mitigare l’amaro che sento salirmi alla gola.
Eppure il letto è ancora caldo. E il suo profumo è ancora forte.
Cercando di ravvivarmi i capelli, tutti aggrovigliati tra loro, noto un foglio, piegato con cura sopra il cuscino.”

Buona vita a tutti :*

venerdì 2 settembre 2011

Lara Adrian vs J.R. Ward: Perché leggerle entrambe?



Come molti di voi sanno, è praticamente un mese che sono senza connessione internet. Panico all’inizio, rabbia contro la signora Telecom poi, infine serena accettazione adesso. Niente da fare, non intendono sistemare l’impianto esterno fatiscente, ma continuano a rattopparlo e a propinarci un sacco di scuse: avete cambiato i filtri? Avete cambiato telefono? Avete provato a staccare il router wifi e a connettervi via ethernet? L’unica cosa che non mi hanno chiesto, la più intelligente, era domandarmi quando avrei anche cambiato gestore. “Presto”, avrei risposto, “il tempo di trasferirmi a casa nuova tra una quindicina di giorni” (<-- che poi anche qui, è tutto da vedere, ma questo è un altro post).
Comunque sia, ho avuto un mucchio di tempo per leggere. E per scrivere? Direte voi. Anche, ma senza linea le mie alucce sono tarpate, dato che tra i miei strumenti essenziali di scrittura ci sono il dizionario della lingua italiana e quello dei sinonimi e contrari. Dunque, per quel discorso lì (aggiornamento capitoli) dovrete pazientare, ma so che lo fate già fin dall’inizio ;)
Le mie letture estive sono state da “sotto l’ombrellone”, ovvero sia non troppo cervellotiche, ma improntate al relax. Ogni tanto ci vuole anche quello, specie se gli sgorbi ti assalgono a suon di macchinine da riparare o ti assoldano per rincorrerli per il giardino, quaranta gradi all’ombra, 80% di umidità e nemmeno un alito di vento.
Ebbene, ho fatto pace col cervellino allucinato e ho iniziato la saga della Ward, La Confraternita del Pugnale Nero. Trattasi di Paranormal Romance per adulti. Devo confessare subito che la mia vena perversa ha gioito leggendo qualche commento via web (a volte, miracolosamente la connessione fa capolino per, poi, dissolversi con la stessa rapidità). Pare che il sesso fosse straordinario, davvero “paranormale” a discapito, però, di una trama elaborata con non particolare cura.
J.R. Ward, che tu sia lodata.
Se per leggermi una scopata decente dovevo sorbirmi litri di chiacchiere come se stessi prendendo una purga, probabilmente avrei abbandonato immediatamente la lettura al primo libro (ce ne sono sei tradotti in italiano, più altri due pubblicati in inglese. Le pubblicazioni in Italia si fanno a settembre e a maggio se non erro, quindi, regolatevi). Non mi soffermo sul recensire, non c’è molto da dire. La trama è, appunto, semplice. I bravi sono una confraternita di vampiri guerrieri, buoni ma non troppo, mentre i cattivi sono degli esseri senz’anima che più cattivi non si può. Una lotta senza fine, ovviamente.
Partiamo dal presupposto che questa cosa dei “confratelli” mi ha esaltato da subito. Sarà che me li immagino tutti insieme mentre … ehm … uhm …  attendono ai loro compiti, diciamo. Ogni libro tratta un personaggio e la sua storia (compresa quella d’amore, of course) e ogni personaggio è diverso dagli altri. C’è suspance al punto giusto, c’è dolcezza (ancora più dolce perché viene da omoni grandi e grossi che farebbero paura anche all’uomo nero), e c’è sesso. Tanto tanto sesso. Forse, all’inizio, il linguaggio particolarmente esplicito mi ha un secondo disturbata, ma nemmeno poi troppo. E’ una caratteristica dell’autrice, ma è ben inserita nel contesto, perché la Ward è molto diretta e intensa.
E i protagonisti sono sempre dei super, è vero, ma hanno le loro debolezze sulle quali l’autrice non si risparmia mai, anzi, ci gioca parecchio. E anche i personaggi femminili acquistano una certa femminilità, cosa che un po’ si è persa a ben guardarsi in giro. I libri che ho apprezzato di più, il primo e il quinto, hanno proprio dei personaggi femminili tosti che strada facendo riscoprono il loro lato più delicato grazie all’irresistibile determinazione di quelli che diventano i propri compagni.
Tratto dal quinto libro, quello di V (Grazie cara autrice anche per aver scelto di usare solo le iniziali invece dei nomi, risparmiando al mio cervello un surriscaldamento inutile):

” «Voglio che mangi questa roba», insistette lei, guardandolo. «In qualità di suo medico curante...»
«Mi rifiuto di mangiare dal suo piatto.» Per l'amor del cielo, nessun vampiro degno di questo nome avrebbe mai sottratto il cibo alla sua compagna, neanche se stava morendo di fame. I bisogni della femmina avevano sempre la precedenza su tutto il resto”.

E ancora, una delle scene più erotiche che abbia mai letto, sempre dal libro di V, mentre la dottoressa che lo ha salvato da un attacco dei lesser (i cattivi di cui sopra) provvede a lavare il guerriero convalescente, nudo, sul letto con una pezzuola bagnata:


”«Jane? Guardami.» Come se fossero sotto il controllo del paziente, i suoi occhi si alzarono lentamente fino a incontrare quelli di lui. «Non la mia faccia, Jane. Devi guardare la mia mano. Subito.»
Lei ubbidì; non la sfiorò nemmeno il pensiero che poteva anche non farlo. Appena lo fece, la mano guantata lasciò andare le lenzuola e si chiuse intorno al membro turgido. Soffiando fuori il fiato tutto in una volta, il paziente fece scorrere la mano su e giù, lungo la verga, il cuoio nero del guanto in netto contrasto con il rosa acceso del suo sesso. Oh... mio... Dio.
«Vuoi farlo tu, vero?» disse lui in tono aspro. «Non perché mi desideri, ma perché ti stai chiedendo come sarebbe, e cosa mi succede quando vengo.» Intanto continuava ad accarezzarsi e lei non capiva più niente. Era stordita, completamente,
«Non è così, Jane?» Aveva il respiro sempre più corto. «Vuoi sapere cosa si prova a toccarmi. Che versi farei. Che odore avrei.»
Non stava facendo di sì con la testa, vero? Cazzo, sì che lo stava facendo.
«Dammi la mano, Jane. Lascia che la posi qui sul mio corpo. Anche se la tua curiosità è puramente professionale, voglio che tu mi faccia venire.»”

Bene, penso di aver detto tutto quello che serve … *ammicca*
Per concludere con la Ward, direi che ci troviamo dinnanzi ad un ottimo prodotto commerciale, a mio parere, che si inserisce in un momento storico particolarmente favorevole. Quindi, alla Ward dieci e lode per capacità e furbizia.
Dopo essermi tirata i sei libri in italiano (scorrono via che è un piacere, vi assicuro), ho preso ad informarmi su autrici che bazzicassero lo stesso genere. Una nota di merito a Larissa Ione con Brivido eterno da cui traggo questo stralcio:


“Ansiosa di raggiungere il piacere definitivo, gli strinse forte le gambe
attorno alla vita conficcando i talloni dietro le sue cosce.
Eidolon reagì ringhiando, puntellò i gomiti all'altezza della sua testa e
cominciò a spingere più velocemente. Infilando una mano sotto l'uniforme
ospedaliera, Tayla accarezzò le protuberanze dure della sua spina dorsale, i
muscoli contratti della schiena, i glutei tesi che si contraevano ulteriormente
sotto le sue dita.
«Di più. Più forte.»
Eidolon staccò le labbra dalle sue. «Più forte?» Con una spinta forte e
potente, il letto si spostò in avanti. «Dimmi quanto di più.»
Parlare sembrò impossibile quando lui le sollevò i fianchi e la montò più
forte e più a fondo, facendole scorrere il fuoco nelle vene. «Così» disse lei tra
un respiro affannoso e l'altro. «Continua così.»”


Ecco, siamo sempre nel campo degli esseri soprannaturali, dove lui è un demone Seminus (nel nome c’è il fulcro del discorso).
Nota di profondo demerito per Laurell Hamilton e la saga di Merrie Gentry. Vabbè che sono letture estive, vabbè che non devono essere troppo elaborate, va bene tutto, ma una porno collection senza capo né coda, è troppo squallida perfino per la parte più animalesca di me. Non avevo mai abbandonato un libro senza concluderne la lettura fino a questa autrice. Ekekazo ù.ù (<- libera citazione di L_fy, di cui vi consiglio senza ombra di dubbio questa storia)
Vagando vagando sono incappata in Lara Adrian e la sua Stirpe di Mezzanotte (saga anche questa, cinque libri pubblicati in Italia, nove in America, mi pare).
Allora, io nutro un istintivo disgusto per le scopiazzatrici in generale e di certo la Adrian ha scopiazzato la Ward. Anche qui ci sono i vampiri buoni e al posto dei lesser ci sono i vampiri tossici di sangue umano. Anche qui c’è un covo dove tutti i buoni vivono ammucchiati insieme (adoro questa cosa dell’ammucchiata, non posso farci nulla) e si chiamano fra loro fratelli. Come stile siamo parecchio al di sotto della Ward e nelle mie intenzioni non avrei proseguito oltre il primo libro. Non ci vedevo elementi innovativi in una storia che pareva solo voler ombreggiare la Confraternita del Pugnale Nero, ma poi ho letto i ringraziamenti finali, tra cui quelli a Jessica Bird (di cui J.R.Ward è lo pseudonimo).
Ammazza, ho pensato, questa la copia e ci lascia pure i credits. Ma siamo in America, un passo avanti ovunque (mi dicono ù.ù), e se la Ward non ha portato la Adrian in tribunale un motivo ci sarà.
E allora ho continuato a leggere anche gli altri libri.
La conclusione è questa. Dopo i primi due libri la Adrian si slega completamente dalla Ward e ne colma le lacune in maniera perfetta. In particolare pone l’accento sul morso vicendevole (umano-vampiro) e lo connota di un significato erotico straordinario. Il terzo libro, quello di Tegan, supera tutti quelli letti finora nel genere Paranormal Romance in toto, senza alcun ombra di dubbio. Il personaggio maschile è … è. Punto. Quello femminile è il più cazzuto letto fino adesso. Almeno quattro o cinque volte ho interrotto la lettura, alzando gli occhi al cielo e pensando “Maduuuuu”, rinfocolando l’estasi mistica della lettrice completamente rincoglionita.
E allora, sì. Chi legge/ha letto la Ward e non è ancora sazia di lettura d’evasione deve leggere anche la Adrian e viceversa.
Consideratele uno strascico dell’estate che volge al termine, un rimpolpare gli ormoni prima del gelido inverno, uno staccare la spina per chi anche in questi mesi estivi non è che si sia poi rilassata davvero.
Consideratele un modo per coccolare lo spirito e il corpo dai quali tanto spesso pretendiamo più di quanto possano darci XD
Buona lettura :*